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Isole Pelagie e Pantelleria

Tra la Sicilia ed il Nord dell'Africa, continue eruzioni sottomarine di cui l'ultima risale solo al 1890, formarono il cono di Pantelleria, che sale dai mille metri di profondità, fino agli 836 metri della montagna grande. Di qui lo spettacolo è stupendo, la costa siciliana e quella tunisina sembrano a portata di mano. Così le coste dell'isola sono di pura lava poco levigate dal mare che invece le frantuma, formando grotte ed anfratti. 

 A terra, cuddie e fumarole, bombe e terrazze, scavate nella roccia per dare spazio ai vigneti, caratterizzano l'isola. Per secoli i contadini hanno lavorato, per realizzare queste linee altimetriche, avvalorando la tradizione contadina, nei confronti di quella marinara e dando inizio alla coltivazione di zibibbo e dei moscati passiti, tipici della zona. Prima scalo fenicio, con il nome di Yrnm, poi dalla parte cartaginese nelle guerre con Roma, divenne, una volta conquistata, uno scalo imperiale con il nome di Cossyra. Non poteva mancare la dominazione araba, sostituita da quella normanna, non appena questi conquistano la Sicilia e da quella genovese al tempo delle repubbliche marinare. Ora la sua attività più importante è certamente il turismo, visto che, grazie alla pista di atterraggio costruita nell'ultima guerra, può essere facilmente raggiunta in pochi minuti. Certo arrivare a Pantelleria via mare è molto più suggestivo specie con una barca da diporto. Da Mazara del Vallo ci sono solo una sessantina di miglia, dopo di che si può usufruire di uno dei sei approdi che l'isola offre. Al paese ci sono il Porto Vecchio e quello Nuovo. Il primo, costruito su ruderi cartaginesi, di cui rimangono resti proprio in mezzo al bacino, può ospitare barche con un pescaggio fino a 6 metri, stando attenti però ad entrare di giorno a causa dei lavori alla diga foranea. Nel porto nuovo, invece, i natanti fino a 12 metri, possono essere ospitati in banchina o su due pontili galleggianti. L'unico altro approdo dell'isola, se si escludono Campobello, Cala di Levante e Cala Tramontana che possono dare soltanto un ridosso occasionale, è il porticciolo turistico di Scauri, situato sulla costa Sud Ovest dell'isola. Ha due pontili galleggianti che danno 60 posti per scafi fino a 15 metri.

L'arcipelago delle Pelagie, che comprende Lampedusa, Linosa e lo scoglio di Lampione, è il lembo più meridionale del territorio italiano. Diverse per costituzione: bianche e calcaree Lampedusa e Lampione, nera e vulcanica Linosa, hanno in comune il clima asciutto ma piacevole che le fa vivere quasi in una eterna estate. Anzi è forse proprio l'inverno la stagione più piacevole, quando il verde delle coltivazioni diventa brillante. Linosa è certamente l'isola italiana più sperduta, il suo unico collegamento alla terra, il traghetto,

 spesso è impossibilitato ad attraccare per le condizioni meteorologiche,così i rifornimenti sono spesso scarsi, dovendosi accontentare delle magre risorse dell'arido terreno, cui siccità di oltre otto mesi non giovano certo. La comunità, fondata nel 1845 dal capitano di fregata Bernardo Sanvinsente, non è certamente la prima, ma i ritrovamenti di resti romani ed arabi non significano certo una colonizzazione antecedente dell'isola, su cui la mancanza d'acqua ha avuto sempre un peso insormontabile. Nata da un'attività eruttiva, rappresenta il culmine del cratere che nasce in fondo al mare, quattrocento metri più sotto. La sua caratteristica, data la natura delle rocce di cui è formata, è la limpidezza delle acque in cui la fauna ittica è un misto di mediterraneo e tropicale, arrivando fino ai barracuda ed ai trigoni. Solo 31 miglia la separano da Lampedusa, 63 da Malta e 71 da Porto Empedocle. Pochi e modesti gli approdi: lo Scalo Vecchio, davanti al paese è costituito da una banchina di 120 metri, munita di bitte ed anelli, dove attraccano piccole imbarcazioni e da un molo di 80 metri che lo ripara. Qui possono ormeggiare natanti di un massimo di 10 metri, ma spesso è occupato dalla motonave di linea. Ci si può quindi ancorare in prossimità dei bracci che proteggono lo scivolo, con un fondo di circa 15 metri, buon tenitore. Lo scalo è ridossato dai venti del I e IV quadrante. Cala Pozzolana, sulla costa a ponente dell'isola, è composta da una banchina di circa 80 metri da cui si diparte un moletto della stessa lunghezza, largo in testata 22 metri ed a cui si possono attraccare solo piccole imbarcazioni, che possono così contare su un ridosso da Grecale e Libeccio. Lampedusa ha invece una storia ben più ricca, con recenti ritrovamenti anche di resti preistorici. Sulle sue coste sbarcarono comunque sia i Fenici che i Romani, ma le vestigia più ben tenute, sono le fortificazioni contro i corsari barbareschi. Poi la solita trafila borbonica e la colonizzazione di Bernardo Sanvisente, dà all'isola la sua impronta agricola, poi quasi estinta in favore di una più redditizia pesca e quindi del turismo. Geologicamente appartiene alla piattaforma continentale nord africana, con la quale si sollevò dal mare alle soglie del Pliocene. Carbonato di calcio e magnesio costituiscono prevalentemente le sue rocce che si estendono per quasi 11 chilometri su una larghezza massima di meno di 4. Rocciosa e scoscesa a Nord, sabbiosa e bassa a Sud, ha un solo punto di approdo che è il porto a Sud del paese. Il porto di Lampedusa è costituito da un'ampia insenatura divisa in tre cale: Cala Guitgia, Cala Salina e Cala Palma. Nella prima, esiste solo una scogliera banchinata attraccabile solo nel tratto centrale. A Cala Salina c'è la banchina ma è spesso inagibile per affollamento. Cala Palma è in parte banchinata ed inoltre è completata dal moletto Sanità a cui possono attraccare una decina di natanti da diporto. Le barche più grandi andranno, insieme ai pescherecci ancorati, al centro del bacino. In ogni caso all'arrivo del Libeccio è consigliabile, prima che monti, andare ad ormeggiare a Cala Pisana, sulla costa orientale. Poco assistite dal punto di vista portuale, le isole del canale possono però contare su condizioni meteo piuttosto stabili, che ne consentono la visita senza troppi problemi di ormeggio.